A Milano il Presepe sparisce dagli scaffali dei grandi magazzini

La cappa ideologica

MILANO: IL PRESEPE NON VENDE PIÙ


Rinascente lo ritira. Standa non ce l’ha. Era un settore in calo, spiegano dal grande magazzino

Via il Bambino, la Madonna e San Giuseppe. Per non parlare del bue e dell’asinello. Quest’anno i Re Magi troveranno una baracca vuota e desolata al termine della loro rincorsa alla Stella Cometa. Dagli scaffali dei più grandi (in tutti i sensi) magazzini della città sono infatti sparite le statuine, il muschio essiccato, la neve sintetica e tutto l’occorrente per mettere insieme il caro, vecchio presepe. Il motivo è semplice: dato che negli ultimi anni il settore era andato via via calando, gli esperti di marketing hanno preferito non investire più nella formula “mangiatoia e affini”. Questione di business. Ma procediamo con ordine. La scorsa settimana il signor Antonio (il nome è di fantasia, ndr) si reca alla “Rinascente” di piazza del Duomo – come è solito fare ad ogni festa – in cerca di nuove “reclute” per il suo esercito di statuine. Antonio, per la cronaca, non è un semplice amante del presepe. È un collezionista: «Con alcuni amici – spiega – ogni anno è una gara: chi ne ha di più, chi ha le più originali o le più rare. Alla Rinascente mi ero sempre trovato molto bene in virtù della gran varietà di scelta». Ma quest’anno nisba. Niente statuette. Niente grotta. Niente di niente. «Era un settore in calo – spiegano dal grande magazzino -. Rappresentava introiti irrisori e per questioni commerciali non era conveniente mantenere quel tipo di merce sugli scaffali». Certo restano gli evergreen: la Rinascente pullula di alberi, palle colorate, nastrini e tutto il resto. Esattamente come alla “Standa” e all’ “Oviesse”, altri colossi della grande distribuzione: «Niente statuine, spiacenti. Però per il resto non manca nulla», spiegano i commessi. All’ “Upim”, invece, la pratica sopravvive: «Certo che abbiamo i presepi», confermano dal centralino. Ma veramente la tradizione del presepe sta crollando sotto il peso dei tempi moderni? «È un’assurdità – tuona al cellulare Salvatore Bastini, iscritto alla sezione meneghina dell’associazione italiana Amici del Presepio -. Dalle nostre parti, alla Barona, c’è un presepe nel novanta per cento delle case. La gente è affezionatissima a questa tradizione e ogni anno organizziamo una manifestazione dove ognuno può esporre la propria composizione. Arrivano centinaia di gruppi, da ogni angolo della diocesi». Il problema, allora, sta forse nella convivenza forzata fra religioni diverse che caratterizza i giorni nostri? «Macché – dice don Virginio Colmegna, fondatore della Casa della carità -. Da me coesistono persone di fedi diverse, ognuna col proprio credo e le proprie usanze, ma il presepe non manca mai. Quest’anno, come quelli precedenti, lo rifaremo. Casomai, sarebbe il caso di diminuire i babbi Natale in circolazione – puntualizza don Virginio -, quelli sì che non hanno significato». Il dato di fatto, però, è che se il Bambin Gesù svanisce dagli scaffali nel giro di poco la tradizione potrebbe davvero andar persa: «I privati sostiene l’assessore comunale all’Identità, il leghista Massimiliano Orsatti – sono liberissimi di commercializzare quel che vogliono. Ci mancherebbe. Tuttavia quella del presepe è un’usanza troppo preziosa per sparire». L’assessore, quindi, s’impegna «a risollevare questa tradizione facendo in modo che la richiesta torni alta. Così i grandi magazzini, rispettando le logiche di mercato, possano rimettere le statuine sugli scaffali». Controcorrente Philppe Daverio, ex assessore alla Cultura di Palazzo Marino: «La scomparsa del presepe mi pare il primo vero segno di rinascita intellettuale a Milano. Toglierlo è un’idea laica ed eccelsa. È una tradizione che non ha nulla a che spartire con la nostra identità». Esigenza commerciale o rinascita intellettuale? Sia come sia, qualcuno dovrà spiegare ai Re magi il perché del loro viaggio a vuoto.


di Fabio Corti
LIBERO 24 nov. 2006