A Bologna l’invasione islamica si fa con i soldi della Regione

I diversi islam

Don Tiziano Trenti, parroco del quartiere San Vitale, denuncia: troppi aiuti ai negozianti extracomunitari, gli italiani se ne vanno.


di Andrea Colombo


BOLOGNA – “Gli islamici vogliono conquistarci. Altro che dialogo! Di questo passo le chiese si trasformeranno in moschee e i quartieri in kasbah”. A parlare così non è un leghista e neanche un ammiratore di Oriana Fallaci, è don Tiziano Trenti, un parroco bolognese di 43 anni, pacioso e tranquillo pastore di circa 25mila anime in una zona centrale della città delle due torri: San Vitale. Qui, negli ultimi anni, pachistani, bengalesi e islamici di varia provenienza hanno preso possesso di tantissimi negozi un tempo gestiti da italiani. “sembra – spiega il sacerdote – che abbiano messo qui la loro base”.

“A San Vitale – racconta don Tiziano –ormai sono rimasti molti anziani. Poi, visto che siamo vicini all’università, ci sono gli studenti. Infine sono arrivati loro, gli extracomunitari, che hanno un sacco di figli e tengono aperti i loro negozi giorno e notte”. Infatti approfittano della cosiddetta “legge Bersani” che consente l’apertura nei centri storici degli esercizi commerciali senza limiti di tempo. Sembra inoltre – dice ancora don Tiziano – che abbiano delle facilitazioni per aprire i negozi”. E infatti attingono spesso e volentieri al Fondo regionale per l’immigrazione. “Gli extracomunitari – nota don Tiziano – riescono a sfruttare ben questi contributi. I negozianti italiani, invece, soffocati dalle tasse, devono chiudere….”


“Le nostre famiglie – continua il sacerdote – se ne vanno. I prezzi degli affitti sono diventati inaccessibili, non ci sono spazi verdi per i bimbi”. Ecco , la conquista “islamica delle città avviene anche così’. Silenziosamente, attraverso processi sociali inarrestabili. Don Trenti, che è un bolognese doc ma anche e soprattutto un sacerdote la vede così: “L’arrivo massiccio di islamici pone grossi problemi. Mi sento un po’ spaesato a casa mia. Il cardinale Giacomo Biffi aveva ragione: vogliono conquistarci, non certo il dialogo o l’integrazione. San Vitale diventerà la loro zona”:


“Già oggi – osserva sconsolato – non c’è più rispetto per l’edificio sacro. Se la situazione continuerà così questa chiesa diventerà una moschea”. Secondo alcuni parrocchiani don Triziano sarebbe stato apostrofato da alcuni islamici che, in segno di sfida, gli avrebbero detto: “Qui presto faremo un minareto”.


[…] “In alcune case di anziani – svela don Tiziano – sono stati fatti arrivare dei bigliettini scritti a mano: “Noi siamo in tanti, fuori al freddo. Tu sei solo. Vattene.” Sotto la firma, inequivocabile, degli integralisti islamici: “Allah è grande”” […] Una signora che ha un negozio di abbigliamento accanto mi dice: “vengono in continuazione. Mi offrono denaro e dicono: “quando te ne vai?”” Infine un giovane, impiegato in un negozio di scarpe, riassume così lo stato d’animo degli abitanti di questa zona: “Mi sento straniero a casa mia. Se metto un cartello sbagliato mi danno subito la multa mentre loro navigano nella completa illegalità”. […]


Diametralmente opposta, rispetto a queste impressioni, l’opinione di un uomo del Comune di Bologna, Andrea Mari, direttore del settore Economia. Per lui “i negozi dei pachistani non solo non pongono problemi, ma forniscono un valido aiuto agli anziani, che a tutte le ore hanno un fruttivendolo a portata di mano”.


“Certo”, ammette, “in certe zone la loro presenza è così capllare che possono creare problemi di sovraffollamento. Che senso ha avere, nell’arco di pochi metri, due negozi identici di alimentari?”.   E già, che senso ha?


© Libero 26 maggio 2005 p. 5